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lunedì 7 giugno 2021

LA FONTANA DELLA VILLA COMUNALE

Al centro della villa comunale era ubicato un palchetto dove si esibivano orchestrine e bande musicali. Nel 1935 l'ormai fatiscente palco fu sostituito da una splendida fontana luminosa che con un gioco di luci e caratteristici zampilli divenne l'attrazione del giardino pubblico. A progettare l’opera è stato l’ing. Carlo Chiota, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale di Formia dal 1925 al 1963. A me piace ricordare l’ing. Chiota legato all’acqua. Sì, a questo elemento così vitale di cui Formia ne è da sempre stata ricca. Nel 1930 riuscì a realizzare, praticamente dal nulla, la gestione attiva di un acquedotto comunale, dalla captazione delle sorgenti alla distribuzione in quasi tutte le abitazioni. Fatto di notevole interesse storico se si considera che in tutte le altre città limitrofe del basso Lazio questo servizio fu garantito solo dopo la seconda guerra mondiale. L’amicizia con il podestà dell’epoca Felice Tonetti, amante della bella architettura, lo indusse a progettare una stupenda fontana luminosa nella villa comunale ubicata al posto del fatiscente palco della musica denominato “la rotonda’’. Nel 1935, alla presenza della real Mafalda di Savoia, del podestà Felice Tonetti e di tante altre autorità, l’opera venne inaugurata con una fastosa cerimonia ed un gran concerto di musica. La fontana aveva una forma armoniosa, con quattro lati che indicavano i punti cardinali, al centro un gruppo di scogli nascondeva i numerosi rubinetti da cui fuoriusciva l’acqua che, comandata da pompe custodite nel piccolo edificio tutt’ora esistente a nord-est della fontana, creava un gioco di luci e di zampilli spettacolare. Nel primo periodo oltre alle luci vi era anche la diffusione di musica che accompagnava lo zampillare dell’acqua. Questa fu la prima fontana luminosa ad essere realizzata in tutto il Lazio. La guerra non ha risparmiato neanche la bella fontana della villa comunale “Umberto I e le pompe che azionavano gli zampilli e l’impianto luminoso andarono distrutti. La fontana della Villa Comunale, dopo l'ultimo rifacimento della pavimentazione, ha subito un abbassamento che, a mio avviso, ha notevolmente diminuito la sua già precaria visibilità. Forse una scelta più oculata nella progettazione della ristrutturazione della villa avrebbe consentito una maggiore attenzione alla fontana, che per tanti anni è stato il vanto del più bel giardino pubblico di Formia. Nata come fontana luminosa del giardino pubblico, oggi è ridotta ad una vasca pantano dove non mi stupirei di vedere saltellare delle rane.
 Nelle immagini : il palchetto della musica preesistente alla fontana; un bozzetto del progetto originale della fontana luminosa; il giorno dell’inaugurazione alla presenza delle autorità; il concerto del maestro Luigi Pistolozzi che dirige un coro formato da alunni del real ginnasio Vitruvio Pollione ed infine la vasca pantano di oggi.

martedì 1 giugno 2021

NICOLAS POUSSIN E IL MARTIRIO DI SANT'ERASMO
Il Martirio di S. Erasmo dipinto tra il 1628 e il 1629 da Nicolas Poussin (Les Andelys 1594 - Roma 1665), è un olio su tela di grandi dimensioni (cm. 320 x cm.186), raffigurante Erasmo vescovo di Formia mentre subisce il martirio, durante le persecuzioni di Diocleziano nel 303 d.C. Di questo dipinto sono noti almeno altri bozzetti, eseguiti dal Poussin come studio preliminare all'opera finale. Un bozzetto, di cui non mi è dato di sapere le dimensioni, è custodito presso il National Gallery di Ottawa in Canada; un secondo, di dimensioni minori (cm.98 x cm.75,4), è custodito presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica, in Roma. I due bozzetti non si discostano dall'opera definitiva se non per le dimensioni e per minime differenze, mentre sostanziali sono le differenze stilistiche. Il bozzetto di Ottawa è stato realizzato con pennellate rapide e con poche rifiniture; mentre il bozzetto di Roma è di buon livello, eseguito con fattura meno rapida, con chiaroscuri più intensi ma con le espressioni dei volti meno drammatici. Nel 1630 Nicolas Poussin dipinge una nuova tela di maggiori dimensioni (cm.240 x cm. 307). Di quest'opera non se ne conosceva l'esistenza, fino a quando in una Biblioteca di fotografie e ritagli di studio tra il 1930 - 2000 ( Francine Clark Art Institute Records, Sterling e Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts), non è stata rinvenuta una fotografia in bianco e inventariata al numero 723, con la didascalia "Dresda, Gemaldegalerie n. 723/ N. Poussin, Marter des H. Erasmus / VA Bruckmann, Munchen, 1902". La fotografia fu eseguita 1902 quando l'opera era custodita nella città di Dresda in Germania. Il bombardamento di Dresda da parte della Royal Air Force e della United States Army Air Force, avvenuto fra il 13 e il 14 febbraio 1945, fu uno degli eventi più tragici della seconda guerra mondiale. Tre bombardamenti a tappeto degli Alleati rasero al suolo una gran parte del centro storico di Dresda, causando una strage di civili e la distruzione di numerose opere di architettura e d'arte,tra cui il bellissimo dipinto di Poussin, che oggi purtroppo, possiamo solo ammirare in una fotografia in bianco e nero. Nell'opera custodita in Vaticano, il pittore rappresenta il Martire in primo piano, un sacerdote che indica la statua di Ercole (l'idolo pagano che Erasmo aveva rifiutato di adorare, subendo per questo il martirio sulla pubblica piazza), un soldato romano a cavallo incaricato dell'esecuzione, il carnefice che estrae l'intestino, facendolo arrotolare intorno a un argano da marinai, un frammento di architettura classica e angeli che scendono verso la vittima, recando la palma e la corona simboli del martirio. Nel dipinto andato distrutto il sacerdote non indica la statua di Ercole, anche se la stessa è presente in alto a destra. Non sono presenti né gli angeli, né Il soldato a cavallo; i polsi del martire non sono legati da funi, ma da catene e le caviglie, libere nel primo dipinto, sono legate da funi del dipinto perduto. Le due tele sono completamente differenti; quindi non ci troviamo di fronte ad un bozzetto od uno studio preliminare. Si tratta di un'altra vera e propria opera che il Poussin ha dipinto successivamente. Nel primo quadro, commissionato dal Vaticano, è probabile che gli furono date delle indicazioni ben precise, da lui attuate. Successivamente ha dipinto il martirio come forse avrebbe voluto; ed è dimostrato dal fatto che, fino alla sua distruzione era custodito in Germania e non in Italia. Il secondo dipinto, che purtroppo possiamo ammirare soltanto in bianco e nero, a mio parere, è di migliore fattura e presenza scenica: evidentemente il Poussin lo ha sentito più suo e lo ha voluto rappresentare in una forma più realistica. Le immagini sono nell'ordine: il dipinto custodito nei Musei Vaticani e quello distrutto.

lunedì 31 maggio 2021

UNA ROTONDA SUL MARE
“Una rotonda sul mare” è il titolo di una celebre canzone degli anni '60, ma può essere anche il titolo di questa bella fotografia del 1940. La rotonda, costruita a spese dall’industriale Domenico Paone nel 1928, per difendere l’abitato del rione Mola dalle mareggiate. L’opera di notevole consistenza consolidò la fama e il favorevole apprezzamento dei formiani verso quel generoso imprenditore.

lunedì 24 maggio 2021

CERIMONIA DI CONSEGNA DELLA MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALORE CIVILE ALLA CITTA' DI FORMIA 
Nell'ambito dei festeggiamenti del Centenario dell'Unità d'Italia, il 9 aprile 1961, con una solenne cerimonia svoltasi in piazza Guglielmo Marconi (conosciuta come piazza Santa Teresa), Il gonfalone di Formia viene insignito di medaglia d'argento al valor civile. Alla presenza di autorità civili e militari, il Ministro della Difesa dell'epoca on. Giulio Andreotti, dopo aver pronunciato un solenne discorso introduttivo, fregia il nostro gonfalone con una splendida medaglia d'argento.
La pergamena che accompagnava il prezioso riconoscimento, cita testualmente:
"Sopportava con intrepido coraggio e fiero comportamento ripetuti e violenti bombardamenti che distruggevano la maggior parte del centro abitato ed uccideva numerosi suoi figli. Teneva, nei confronti del nemico, sereno ed eroico contegno mai piegando nella sua fede in un'Italia migliore."
 Nelle foto il momento più significativo della cerimonia e una veduta della piazza gremita di gente. 

martedì 18 maggio 2021

IL TEATRO DI VARIETA' "LO CHALET"

Nel 1898, il Consiglio Comunale di Formia delibera la costruzione di un Teatro da utilizzare per spettacoli di varietà e riunioni culturali . Nel 1900 il teatro venne inaugurato con il nome "Lo Chalet" per via della sua somiglianza architettonica allo stile Liberty. L'edificio, costruito dall'imprenditore Gaetano Grasso, era dotato di 250 posti a sedere in platea oltre alcuni palchetti posizionati sui lati della sala. Uno splendido sipario finemente dipinto a mano separava la sala dal palco. La pavimentazione in parquet e una serie di camerini posizionati nella parte sottostante al palcoscenico completavano l'opera.  Lo Chalet aveva un'orchestrina propria che si esibiva dal vivo in tutte le rappresentazioni teatrali ed era così composta: Bianca Vanocore al pianoforte, Pasquale Matteis primo violino, Umberto Paolino secondo violino, Angelo Franzini tromba, Sturnino Satirio contrabbasso e Salvatore Lombardi batteria. Bianca Vanocore e Pasquale Matteis, coniugi e genitori del dr Giovanni Matteis (Ninì) già sindaco di Formia, avevano l'onere di preparare le musiche e coordinare l'orchestra. 
Nelle foto una grande tela che occupava il fondo della scena sul palco, sotto alcuni elementi dell'orchestra, da sinistra: Bianca Vanocore, Umberto Paoline e Angelo Franzini.

venerdì 14 maggio 2021

LA LITORANEA CONTROVERSA
Nel febbraio del 1958 veniva inaugurata la strada statale Flacca, fortemente voluta dall’allora giovane sindaco di Gaeta, Pasquale Corbo. La grandiosa opera, finanziata dalla Cassa per il Mezzogiorno, arrecò notevoli vantaggi al Comune di Gaeta, che fino ad allora aveva sofferto la distanza dalla via Appia. Ma veementi furono le proteste dei cittadini formiani per la realizzazione dell’opera che nel tratto che attraversa Formia viene chiamata Litoranea. Già dal 1951 il Soprintendente alle Antichità dell’epoca, prof. Salvatore Aurigemma, rilevava energicamente che i danni arrecati al patrimonio archeologico sarebbero stati ingentissimi. Il nuovo asse viario, prevedendo il passaggio sull’area dove sorgeva la dimora di Cocceio Nerva, inevitabilmente avrebbe provocato la distruzione di alcuni tratti dell’antico e ben conservato “muro di Nerva” e di altre strutture ciclopiche. Si suggeriva la possibilità di prevedere l’attraversamento di Formia circonvallando a monte l’abitato, progetto, tra l’altro, già ideato dall’architetto Gustavo Giovannoni, impegnato nella realizzazione del Piano di Ricostruzione per la città di Formia. Ci fu anche un esposto avverso la costruzione della strada presentato al Ministero competente da parte di un nutrito gruppo di cittadini formiani. Il Consiglio Superiore delle Antichità il 22 giugno 1954 così motivava il proprio diniego al nullaosta: «…parere assolutamente contrario all’attuazione della litoranea secondo il tracciato proposto dalla Cassa per il Mezzogiorno in quanto esso, svolgendosi a valle dell’abitato, oltre a presentare il grave inconveniente di separare l’agglomerato cittadino dal mare, avrebbe arrecato irreparabile danno all’ambiente paesistico circostante e ai resti archeologici ivi esistenti…», giudicando favorevolmente la soluzione “pedemontana” prevista dall’architetto Giovannoni. L’Amministrazione Provinciale di Latina, ente preposto ad utilizzare i fondi, non voleva però rinunciare alla costruzione dell’opera così come progettata e riuscì a strappare l’autorizzazione a realizzare il solo tratto di Vendicio, non incluso nell’area d’interesse archeologico. I politici interessati alla realizzazione dell’opera e la Provincia si resero anche disponibili a ridimensionare il progetto. L’ipotetica possibilità di avere un viale immerso tra “resti archeologici”, fece capitolare le ultime resistenze delle Soprintendenze. Nel 1955 anche il tratto più interessato da resti archeologici, dalla località Rialto fino al largo Paone, venne autorizzato. La somma stanziata per gli espropri, era insufficiente e il Parco Archeologico rimase un progetto mai realizzato. Fu così che con l’astuzia e la tenacia di chi voleva realizzare quest’opera, venne abbattuto una porzione di 12 metri di lunghezza per 3 metri di altezza del “muro di Nerva” per consentire il prosieguo della Litoranea. Anche il passaggio al di sotto della Villa comunale fu motivo di grandi polemiche. La prima proposta progettuale fu quella di passare alla base della villa comunale, si trattava di una galleria aperta sul lato mare ma che probabilmente avrebbe dovuto sacrificare la parte sud dei Criptoportici e collocare dei pilastri nel mezzo delle piscine romane. Per fortuna questa soluzione fu immediatamente cestinata. Alla fine prevalse il buon senso e il passaggio sotto i giardini pubblici fu realizzato nella soluzione meno impattiva. Analoghi problemi si presentarono giunti al Largo Paone. Una prima soluzione prevedeva il collegamento della Litoranea da Largo Paone all'Appia passando attraversando il centro urbano del quartiere di Mola. La soluzione adottata però fu quella di un viadotto, progettato e diretto dall’ing. Giuseppe Carollo. Il viadotto, antistante la torre di Mola, ha già creato grossi problemi alla viabilità, alcuni pilastri di sostegno con fondazioni a mare hanno già subito più volte un abbassamento, che ha imposto urgenti interventi di consolidamento.
Lo stralcio planimetrico del comprensorio del Parco Archeologico che doveva realizzarsi a valle della Litoranea, con evidenziato in rosa l'area interessata e una foto aerea degli anni Sessanta della zona, dopo il passaggio della Litoranea; La proposta progettuale del passaggio alla base della villa comunale; Il collegamento della Litoranea con il centro urbano del quartiere di Mola; Il viadotto in costruzione.

lunedì 10 maggio 2021

LA DEMOLIZIONE DEL MURO DI NERVA
Per consentire il passaggio della Litoranea sono stati demoliti circa 12 metri lineari del muro di Nerva in un punto in cui si innalzava per oltre 3. Il Ministero competente, dopo aver sottoposto il progetto al Consiglio Superiore delle antichità e Belle arti, espresse il 22 giugno 1954 il seguente parere: "Parere assolutamente contrario all'attuazione della Litoranea secondo il tracciato proposto dalla Cassa per il Mezzogiorno in quanto in esso, svolgendosi a valle dell'abitato, oltre a presentare il grave inconveniente di separare l'agglomerato cittadino dal mare, avrebbe arrecato irreparabile danno all'ambiente paesistico circostante e ai resti archeologici ivi esistenti". Lo stesso Consiglio Superiore delle antichità e Belle arti aveva immediatamente espresso il seguente parere favorevole: "Si giudica favorevolmente la soluzione indicata come "Pedemontana" in quanto assumendo funzioni di via di scorrimento celere al di fuori del'abitato ed essendo a monte della ferrovia, presenterebbe caratteristiche tali da impedire l'allinearsi di case lungo di essa..." Non ostante i pareri contrari e la possibilità di un tracciato alternativo pedemontano, (oggi di grande attualità), le pressioni politiche da parte dell'Amministrazione Provinciale e la promessa, mai mantenuta di realizzare un Parco Archeologico, la Litoranea fu costruita con la conseguente demolizione del muro di Nerva che è stata una delle peggiori aggressioni al "NOSTRO" patrimonio archeologico.