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sabato 10 aprile 2021

JOHANN WOLFGANG GOETHE A FORMIA 

Uno dei più lunghi viaggi in Italia fu quello di Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 - Weimar 22 marzo 1832). Dal 3 settembre 1786 al 18 giugno 1788, per quasi due anni soggiornò nel nostro paese percorrendo gran parte del territorio italiano. Rimase affascinato dalla campagna romana, dove trascorse lunghi periodi, ospite del suo amico pittore tedesco Wilhelm, che gli dipinse un grande ritratto. Nel suo “Italienische Reise” (Il viaggio in Italia) Goethe scrive «...chi vuol capire che cos'è la poesia deve andare nella terra della poesia; chi vuol capire i poeti deve andare nella terra dei poeti...». Nel XVIII secolo si viaggiava in carrozza, sopportando vere e proprie torture fisiche e nel percorso che da Roma conduceva a Napoli, la sosta a Mola di Gaeta (Formia) era praticamente obbligatoria. Goethe descrisse il breve passaggio per Mola di Gaeta in controtendenza con tanti altri protagonisti dei “Grand Tour”. Non profuse parole di lodi per le essenze dell’agro formiano; fu il litorale che catturò il suo interesse con un fascino irresistibile e così lo descrisse il 24 febbraio del 1787: 
 " Da parecchie ore era giorno quando arrivammo allo ammirevole golfo di Mola di Gaeta. I pescatori tornavano carichi dei loro bottini e la spiaggia s'era tutta animata. Alcuni se ne andavano cercando nelle loro ceste pesci e frutti di mare , altri preparando le reti per la nuova pesca. Mola di Gaeta ci salutò nuovamente con i suoi alberi ricchi di aranci. Siamo rimasti un paio d'ore. La baia innanzi alla cittadina offriva una delle più belle viste; il mare giunge fin qua. Se l’occhio segue la destra riva, raggiungendo infine la punta del corno della mezzaluna, si scorge su una rupe la fortezza di Gaeta, a discreta distanza. Il corno sinistro si stende assai più innanzi; prima si vede una fila di montagne, poi il Vesuvio, quindi le isole. Ischia è situata quasi di fronte al centro. Qui trovai sulla riva, lasciati dalle onde, le prime stelle di mare ed i primi echini; una bella foglia verde, sottile come finissima carta velina, e anche curiosi frammenti minerali; le solite pietre calcari erano le più frequenti, ma c’era anche serpentino, diaspro, quarzo, breccia, granito, porfido, varie specie di marmo, vetro di colore verde e azzurro. Queste ultime pietre sono difficilmente della regione, ma probabilmente sono frammenti di antichi edifizi, e così vediamo come, dinanzi agli occhi nostri, l’onda possa scherzare con gli splendori del mondo preistorico. Ci fermammo volentieri, divertendoci della natura di quella gente, che si comporta ancora quasi da selvaggia. Allontanandoci dal molo, la vista rimane sempre bella, sebbene si perda il godimento del mare. L’ultimo sguardo che gli rivolgiamo coglie una graziosa insenatura che vien disegnata." 
 Goethe è tra i più rappresentativi letterati tedeschi nel panorama culturale europeo. Poeta, scrittore e drammaturgo, non fu prolifico solo nella letteratura, ma si dedicò con notevole successo anche alla pittura, alle scienze, alla musica ed alla politica (fu ministro a Weimar per undici anni). Il viaggio in Italia segnò profondamente l’animo di Goethe, che si immerse nella rigogliosa natura e nel classico ambiente dell’Italia settecentesca. Al suo ritorno in Germania non volle più essere uomo politico e si dedicò esclusivamente alle lettere ed alla filosofia. 
 Nelle immagini una litografia acquerellata di Formia dell'epoca del viaggio di Goethe e un ritratto ad olio dello scrittore, con lo sfondo della campagna romana, dipinto da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein nel 1787

giovedì 1 aprile 2021

UNA CARTOLINA MUSICALE DA FORMIA 

Normalmente mi soffermo poco a leggere le scritture vergate sul verso delle cartoline della mia collezione. Ma ci sono casi così particolari da attirare immediatamente l’attenzione, sollecitando le molle di una curiosità latente che richiama ad un’attenta indagine.
E' il caso di una delle tante cartoline di Formia, viaggiata nel 1930, nel cui retro sono disegnati due righi musicali che rappresentano quasi una breve composizione accompagnata da testo. Il messaggio del mittente cita testualmente:
"Pio carissimo, non odi gli appelli di Kundry? Da Ravello a Formia, Klinksor ha destato lo stesso incantamento... Obbedisci, una volta tanto, alla maga sublime. Io farò per lei gli onori di casa e accoglierò il carissimo amico esultando. Caramente tuo Gino Tani."
Il musicale invito rivolto da Gino Tani ( Tivoli 1901 - Roma 1987), docente di storia della musica e della danza a Roma, presso il conservatorio di S. Cecilia di Roma, era rivolto al prof. Pio Bottoni (Tivoli 1883 Roma 1936), pittore romano operante nell’ultimo trentennio del XIX secolo, specializzato nella pittura paesaggistica, sia ad olio che ad acquerello, attivo tra Umbria e Lazio. Ma non era passione per la pittura ciò che univa i due amici, bensì l'amore per la musica. Pio Bottoni era anche storico e critico di danza e gran Maestro dell'Ordine Wagneriano. Il professor Gino Tani lo invitava a trascorrere alcuni giorni a Formia, paragonandola allo scenario rappresentato nel secondo atto del Parsifal, opera di Richard Wagner (Lipsia 1813, Venezia 1883), ambientata nel giardino del perfido Klingsor, ispirato al magnifico parco di Villa Rufolo a Ravello, sulla costiera amalfitana, visitata dallo stesso Wagner nel 1880. 
 Nell'immagine La cartolina e l’invito musicale rivolto da Gino Tani all’amico Pio Bottoni. 

venerdì 26 marzo 2021

LA VILLA CAPOSELE DI SALOMON CORRODI

Uno splendido acquerello di grandi dimensioni, 52 x 38 cm, datato 1850 e firmato Salomon Corrodi, riproduce il giardino della villa Caposele (oggi villa Rubino), all'epoca residenza estiva del re di Napoli Ferdinando II di Borbone. Interessante notare all'ingresso del giardino, tra le figure dipinte: Ferdinando II con alla sua destra un cardinale ed un ufficiale, dietro prelati ed alcuni militari. Sul lato destro del dipinto, sotto un pergolato, un gruppo di curiosi tra cui un prete. Probabilmente il dipinto è stato commissionato per immortalare, nel mezzo di uno stupendo paesaggio, la visita dell’alto prelato. 
Hermann David Salomon Corrodi, (Frascati 1844 – Roma 1905), figlio d'arte, suo padre era un pittore svizzero, studiò a Ginevra e lavorò in gioventù nell'atelier del genitore, in seguito presso l'Accademia di S. Luca a Roma, ed infine a Parigi nel 1872. L'Accademia di S. Luca, dove aveva a lungo insegnato, nel 1893gli conferì il titolo onorifico di "Accademico Emerito". Nelle immagini il dipinto, i due particolari e una fotografia dell’artista di fine Ottocento.

martedì 23 marzo 2021

LA MOGLIE DEL PESCATORE DI MOLA CHE ABBRACCIA IL SUO BAMBINO

"Moglie del pescatore di Mola che abbraccia il suo bambino", questo è il titolo di un bellissimo dipinto ad olio su tavola, di piccole dimensioni (cm 17,3 x 12,1), custodito nel favoloso museo del Louvre a Parigi. L'autore di quest'opera, dipinta nel 1851 è il pittore francese: Théodore Chassériau (1819 - 1856). Nato a Santo Domingo, a soli 3 anni con la sua famiglia si trasferì a Parigi, dove fin da giovanissimo dimostrò di avere un grande talento per la pittura. 
A soli 11 anni già frequentava l'atelier di Auguste Dominique Ingres, che lo formò artisticamente influenzandolo con la propria pittura. L'ammirazione di Ingres per il suo allievo crebbe notevolmente tanto da dargli il soprannome di "il Napoleone della pittura".
Nel 1834 Ingres viene nominato direttore della Villa Medici e si trasferisce a Roma portando con se il suo allievo. Durante la sua permanenza a Roma Chassériau avrà certamente effettuato il suo grand tour e passando per Formia avrà abbozzato diverse figure, che in seguito lo porteranno a dipingere la "Moglie del pescatore di Mola che abbraccia il suo bambino". 
Chassériau è considerato uno dei più importanti pittori figurativi francesi del XIX secolo, con il suo stile inconfondibile ha creato un ponte tra il neo classicismo di Jean Auguste Dominique Ingres e il romanticismo di Eugène Delacroix.
Alcune delle sue opere furono riprodotte in stampa, compresa la moglie del pescatore di Mola che, forse per errore dell'incisore, venne stampata in modo speculare.
Nelle immagini: un disegno a matita di una figura di donna che abbraccia un bambino (probabile bozzetto preparativo), il dipinto custodito nel Museo del Louvre e la litografia incisa in modo speculare.

giovedì 11 marzo 2021

EDOARDO D'INGHILTERRA E LADY SIMPSON A FORMIA
Nel 1930 l’ex Re d’Inghilterra Edoardo, che per amore della signora Wallis Simpson aveva rinunciato alla corona, venne a Formia per trascorrere un periodo di vacanze con la sua compagna. E’ interessante conoscere come sia nata l’idea di scegliere proprio Formia, che già ebbe l’onore di accogliere nei tempi antichi Imperatori, Papi e Re di ogni nazione. In un famoso ristorante di Parigi alla coppia furono servite le “Sogliole al Falerno”, il famoso vino più volte nominato da Orazio e da altri poeti di epoca augustea. Il prelibato gusto che il vino dava alla pietanza indusse la Simpson a volerne sapere di più. Un giornalista presente, profondo conoscitore del litorale formiano, venne in aiuto all’interpellato cantiniere, che non era in grado di soddisfare la curiosità della Lady. Illustrò storia e geografia delle colline sovrastanti Formia e del litorale denominandola “Perla del Tirreno”, sdraiata tra un mare tranquillo e circondata dal verde cupo e brillante dei giardini di agrumi profumati che ispirarono i noti versi del Goethe. Così nacque la curiosità di conoscere il luogo di origine del Falerno. Edoardo e Lady Simpson giunsero a Formia nella tarda primavera e scelsero come dimora Villa Torlonia (l’attuale villa Laura). La principesca villa progettata dall’arch. Gustavo Giovannoni fu presa in affitto e, prima di ospitare la famosa coppia, fu sottoposta a lavori di ampliamento. Venne costruito un terzo campo da tennis, la terrazza sull’ingresso principale fu resa praticabile e arricchita da una lussuosa balaustra, dalla quale si poteva ammirare tutto il golfo di Gaeta nel suo splendore e con tempo sereno l’isola d’Ischia ed il Vesuvio. Nelle fotografie villa Torlonia e la felice coppia all'epoca della vacanza.

domenica 7 marzo 2021

8 MARZO GIORNO INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELLA DONNA
La data simbolo dell’8 marzo è legata all’incendio divampato in un opificio di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive.

giovedì 4 marzo 2021

FRANCESCO VITTOZZI E LA MOGLIE DEL PESCATORE DI MOLA

Francesco Vittozzi, pittore di scuola napoletana, é stato un artista legato alla raffigurazione di scene popolari alla maniera di Leopold Robert, ma si dedicò anche alla pittura religiosa e alla ritrattistica.  Formatosi presso l'Accademia delle Belle Arti di Napoli, risulta essere stato attivo tra Napoli e Roma fra il 1826 e il 1863. Così viene descritto tra i pittori napoletani dell'Ottocento: " Si esprime soprattutto per una pittura naturalistica che ha radici nel Seicento e trae origini dai "Bamboccianti", raffigurandosi nel tempo ma conservando la sincerità di un'atmosfera povera nella rappresentazione di figure popolari e zingaresche".
L'amicizia con Pasquale Mattej portò il Vittozzi a visitare Formia nel 1843, dove realizzò un bellissimo dipinto raffigurante la moglie di un pescatore di Mola che si rattrista per la partenza del marito. La pettinatura della donna è stata fortemente influenzata dall'amico Mattej che più volte l'ha disegnata.  
Nelle immagini il dipinto di Vittozzi e un dettaglio di un acquerello del Mattej.

giovedì 25 febbraio 2021

sabato 20 febbraio 2021

ALPHONSE GIROUX E LE GROTTE DI SANT’ERASMO

Alphonse Giroux, nato a Parigi il 30 aprile 1801 è stato un rinomato e pittore e fotografo francese. Ottimo paesaggista con predilezione dei resti dei siti archeologici. 
Attivo in Italia tra Roma e Napoli verso la metà dell’Ottocento. Durante una sosta a Formia restò affascinato dai criptoportici, da noi conosciuti come “Le grotte di Sant’Erasmo”, che dipinse ad olio su tela.
Giroux fu anche un affermato mercante d'arte e nel 1860 abbandonò la pittura per promuovere la sua attività di venditore d’arte. Morì nella sua Parigi il 18 novembre 1879.
Nelle immagini il dipinto realizzato a Formia, una foto attuale del sito archeologico ed una fotografia dell’artista in giovane età.




lunedì 15 febbraio 2021

"AMBIGUITA' CICERONIANE" 


Il viaggio che da Roma conduceva a Napoli, aveva come tappa obbligata: Mola di Gaeta (oggi Formia) che, trovandosi a metà strada del lungo percorso, consentiva ai viaggiatori di avere alcune ore di riposo, ed ai postiglioni delle carrozze di effettuare il cambio dei cavalli. 
Gli alberghi più frequentati dai viaggiatori dei "Grand Tour" erano due: il "Cicerone" e il "Dell'Angiolo". 
Si cade spesso nell'errore di identificare l'albergo Cicerone all'interno della villa Caposele (oggi Rubino), in realtà il “Cicerone” era ubicato a ridosso del ponte di Rialto mentre nella villa del principe di Caposele era ubicato l'albergo “Dell’Angiolo”. Ambedue forniti di ampia terrazza con vista sul mare e giardino ricolmo di agrumi, ben descritti dai viaggiatori ospitati. 
L'astuzia del gestore nel chiamare l'albergo con il nome di Cicerone, probabilmente traeva in inganno i viaggiatori che nei loro appunti annotavano di essere stati ospitati in una locanda costruita sui resti della villa del grande oratore romano. É quindi difficile stabilire con sicurezza, in quale dei due alberghi si sia fermato ciascun ospite.
Il principe di Caposele, proprietario della Villa che venne poi “ceduta” ai sovrani Borbonici, pensò bene di adibirne una parte ad albergo, come si evince da una litografia a carattere pubblicitario disegnata da Pasquale Mattej. Nella stessa, dopo la descrizione pubblicitaria dell’albergo, in italiano ed in francese, si legge un simpatico avvertimento: «I sigg. Forestieri sono pregati di non ascoltare i postiglioni che tentano sempre di condurli altrove per loro utile». 
Giuseppe Acerbi, poliedrico personaggio: scrittore, esploratore, archeologo, naturalista e musicista italiano (Castel Goffredo 3.5.1773 – 25.8.1846), è stato quello che con un suo scritto ha dissipato ogni dubbio sull’ubicazione dei due diversi alberghi in Formia, poco distanti tra loro.

Trascrivo un brano tratto dal suo libro “Viaggio da Roma a Napoli”, pubblicato nel 1834:

 

«(...) Sabato 25 ottobre. A Mola di Gaeta alloggiai all’Albergo del Cicerone, posto in una posizione deliziosa. Pochi passi più innanzi vi è un altro albergo detto dell’Angiolo ed è la villa stessa del principe di Caposele locata per albergo. Questi due alberghi fanno tentazione di rimanervi una settimana, tanto più se ai begli avanzi di antichità si aggiunga il buon Falerno che si beve in questi alberghi. Ambedue hanno un giardino delizioso pieno di aranci esposti al cielo senza bisogno di riparo per l’inverno. Clima beato, località deliziose, posizione invidiabile se avesse le cose che le mancano! All’albergo fui trattato di una cena squisita con buon Falerno, che conservasi in barili ma che mettesi in bottiglie tosto che vi si mette mano. 

Domenica 26 ottobre. Partito alle 6 di mattina. Dopo aver pagato un conto di tre piastre ossia 36 carlini. Ma la vista che gode quest’albergo rende meno grave la soperchieria dell’albergatore. La vera villa di Cicerone è però l’altro albergo. La guida è inesatta (...)».

 

Come non presumere, dato il tono risentito dell’avviso, un accordo lucroso sottobanco tra il gestore dell'albergo Cicerone e i postiglioni?

 

Nelle immagini una fotografia dell'albergo Cicerone, una veduta aerea che indica la giusta posizione dei due alberghi, la litografia pubblicitaria dell'albergo dell'Angiolo realizzata da Pasquale Mattej e un ritratto di Giuseppe Acerbi opera del pittore Luigi Basiletti. 













mercoledì 10 febbraio 2021

A PIEDI DI PASSAGGIO PER FORMIA


Tra i viaggiatori che nei secoli scorsi hanno visitato i nostri luoghi, il più singolare senza dubbio è stato l’inglese Arthur John Strutt (Chelmsford 1818 – Roma 1888): partendo dal centro Italia è arrivato fino in Sicilia, percorrendo l’intero viaggio a piedi. Pittore ed incisore, allievo del padre Jacob Jeorge (1790-1864), valente pittore paesaggista, giunge giovanissimo in Italia con il padre nel 1831 e vi rimane definitivamente. Il giovane Strutt resta immediatamente affascinato dall’incontaminato paesaggio della campagna romana, dai costumi dei suoi abitanti e in particolar modo dall’aspetto pittoresco del Mezzogiorno d’Italia. Nel 1841, a soli 23 anni, insieme con il suo amico il poeta William Jackson intraprende il suo tour a piedi verso il Sud, con il suo inseparabile album da disegno. Tutte le sue osservazioni furono poi raccolte nel libro “ A  pedestrian tour in Calabria & Sicily”, pubblicato in Inghilterra nel 1842. Il volume corredato da delicate incisioni tratte dagli acquerelli dipinti durante il viaggio, è una sorta di epistolario-diario di viaggio, poiché Strutt usava scrivere ogni sera prima di addormentarsi una lettera ai suoi parenti in Inghilterra. Non sono riuscito a trovare una edizione in italiano di questo raro libro, quindi mi sono dovuto cimentare nella traduzione dall’inglese delle pagine che descrivono il passaggio e la breve sosta a Formia dei due giovani viaggiatori.

"Mola di Gaeta 3 maggio 1841. «(…)I viaggiatori che passeranno per questa via tra alcuni mesi, saranno in grado di evitare la fatica che abbiamo subito noi, arrampicandoci per la lunga, stretta e ripida strada per Itri. Stanno costruendo, infatti, un nuovo tratto di strada che passa ai piedi della collina dove sorge il paese. Otto miglia di salite e discese, attraverso contrade ricche di olivi e di viti, ci hanno portato a Mola di Gaeta, sulle coste del bel Mediterraneo. La città di Gaeta, con la sua fortezza sul promontorio, offre da una parte della baia una piacevole visione, mentre in direzione opposta si vedono chiaramente le isole di Ischia, di Procida e il monte Vesuvio. Immaginammo già di scalare il cratere vulcanico, ma fummo costretti a scendere dalle sognate altezze, per fermarci a mangiare presso “La Villa di Cicerone”, dove fummo trattati di gran lunga meglio di quanto poi pagammo. L’Albergo si vanta, come dice il nome, di essere su una delle diciannove ville dell’Oratore romano. Non abbiamo visto il suo ritratto, come descritto da Lady Morgan, con il suo mantello dai colori sentimentali della porpora e del limone.Il salone è una stanza di enormi dimensioni; la nostra camera da letto, anche se non di così vaste proporzioni, ha una bellissima vista sul mare, e gode del profumo di un rigogliosissimo aranceto, che si estende dalla parte posteriore della casa fino alla riva del mare. La coltura dei limoni sembra essere più redditizia di quella delle arance, poiché reca frutti tutto l’anno. Infatti abbiamo visto sullo stesso albero il fiore, la frutta acerba e il limone maturo. I limoni si pagano qui mezzo grana (poco meno di un farthing), mentre le arance costano un grana: questi prezzi elevati sono giustificati per la grande quantità che viene inviata a Roma.
Le acque blu del Mediterraneo scintillano sotto i raggi del sole. Devo, per forza, andare ad immergermi in quelle acque, a dispetto di quello che mi sconsigliano le “donnicciole italiane” per i quali sono ancora troppo fredde e fanno molto male (in italiano nel testo).
Mola di Gaeta 4 maggio 1841. Mola di Gaeta è così bella che non senza rammarico l’abbiamo lasciata questa mattina. Ero rimasto così ammaliato da “gettare uno sguardo indietro, lunghissimo, indugiante”, che non ho saputo resistere a fermare in un mio disegno la torre baronale, i suoi aranceti, le sue barche con vele latine, la sua strada piena di gente indaffarata, mentre la fortezza di Gaeta, troppo distante per permetterci di vedere l'allegra vita quotidiana che vi si svolge, forma un fondale ancor più interessante. La pettinatura delle donne oneste di Mola di Gaeta, poi, è molto graziosa, con la parte posteriore dei capelli avvolti a forma di turbante attorcigliato, dai colori vivaci, fermata con un ampio pettine d’argento. La strada, delimitata da aloe che non ho mai visto prima in tale quantità, abbandona il mare e attraverso pianure sabbiose ci conduce al fiume Garigliano..."


Nelle immagini una bella incisione della veduta di Mola, tratta da un disegno dello stesso Strutt e il frontespizio del libro, facenti parte del volume “ A pedestrian tour in Calabria & Sicily”.

 

 


domenica 7 febbraio 2021

“FURMIANA CIVITATE DESTRUCTA”

“Furmiana civitate destructa”, questa espressione medioevale condannò definitivamente all’oblio la città di Formia per un millennio, dopo che i Saraceni nell’846 ne distrussero le ultime tracce. Fu nei pressi del bacino del fiume Garigliano che si svolse, nel 915, quella che passò alla Storia come la prima battaglia del Garigliano, dove i saraceni furo sconfitti e cacciati. Altre due ne seguiranno: una nel 1503, anno in cui gli spagnoli stabilirono il loro dominio sul regno di Napoli a scapito dei francesi, e una nel 1860, quando l’esercito piemontese sconfisse definitivamente i Borboni. Gaeta nel frattempo era divenuta una città importante, consolidata nella sua roccaforte, che trasformò quello che era rimasto della gloriosa Formia in un sobborgo. Soltanto nel 1799, dopo l’occupazione francese, gli abitanti del sobborgo mossi da quell’aria rivoluzionaria che si respirava, fondarono la “Comune di Formia – Mola e Castellone”. Con il ritorno dei Borbone nel 1820 il comune di Castellone e Mola, subì un secco rifiuto alla richiesta di poter riacquistare l’antico nome di Formia. La neonata amministrazione di Castellone e Mola ebbe la prima sede nel palazzo Forcina, ubicato nel centro storico di Castellone, ma la posizione poco decentrata fece ben presto trasferire la sede municipale nel palazzo Petrucci sull’Appia, (all’imbocco dell’attuale via Lavanga) presso la chiesa di Santa Teresa, dove stava avvenendo la maggiore espansione della popolazione. Per riacquistare l’antico nome, la nuova Amministrazione ha dovuto attendere l’unità d’Italia, infatti solo nel 1862 con Regio Decreto n. 507, datato 13 marzo 1862, fu ripristinato l’antico nome di Formia e con successivo decreto n. 2775, datato 6 gennaio 1866, al Comune di Formia fu conferito il titolo di città.

La prima immagine è tratta da un manoscritto illustrato riccamente con 574 miniature, opera di John Skylitzes, custodita nella Biblioteca Nacional de España a Madrid e rappresenta la cacciata dei saraceni dalle nostre coste nel 915. La seconda è un olio su tela del 1840, opera del pittore francese Henri Félix Emmanuel Philippoteaux e rappresenta la battaglia del Garigliano del 1503. La terza è una litografia acquerellata opera dell’artista P. C. Gaisfler e rappresenta la Battaglia del Garigliano del 3 novembre 1860, custodita nel Museo del Risorgimento di Torino. Di seguito un raro disegno di Paquale Mattej del 1857, dove lui stesso annota l’ubicazione della sede municipale e i decreti n. 507del 1862 e n. 2775del 1866.






venerdì 5 febbraio 2021

UN FILO DI ARIANNA PER I MONUMENTI DI FORMIA

Salvatore Ciccone

 

La conoscenza archeologica di Formia fino ad un recente passato è stata determinata da fortuite scoperte, prima durante la rinascita di un tessuto urbano dal Settecento al primo Novecento, poi negli scavi edilizi più consistenti e distruttivi dal secondo conflitto mondiale fino agli anni 1970.

In questa seconda fase si distingue per frequenza ed eccezionalità dei rinvenimenti l’area di via Nerva e via XXIV Maggio, comunicanti traverse al nuovo corso Vitruvio e alla via Rubino, quest’ultima ricalcante il decumano massimo della città romana ovvero il tratto urbano della via Appia. Vi sono affiorati numerosi elementi architettonici di epoca romana di pietra e di marmo, alcuni già confrontabili con quelli documentati da Pasquale Mattej a metà Ottocento, come quelli affiorati nel prolungamento di via Vitruvio negli anni 1920 nell’ambito di una piscina natatoria attribuita a Nerva, tra le cui sculture rinvenute due Nereidi su ippocampi sono ora esposte al Museo Archeologico di Napoli. 

Di confusa entità invece sono i cospicui elementi architettonici lapidei venuti in luce dal Dopoguerra con l’apertura di via XXIV Maggio e aree finitime, per lo più appartenenti ad un arco monumentale, determinato dalla presenza dei cunei dell’archivolto, caratterizzato da ordine architettonico e da una cubitale iscrizione dedicatoria. Di questo arco si ha traccia nella toponomastica medioevale, allorquando questa zona ai piedi del colle ‘Cascio’ veniva chiamata “luarcu”.

I reperti rimossi furono principalmente accumulati con una certa suggestione in piazzetta Municipio, ai quali si aggiunsero quelli “scaricati” nel piazzale delle Poste; in anni più recenti, per il restauro dell’edificio comunale, dalla piazzetta vennero distribuiti disordinatamente nella Villa Comunale, quindi nel rifacimento di questa “ammucchiati” nell’area del campo sportivo insieme ad altri tolti dal giardino di piazza della Vittoria, pure in rifacimento e poi sparpagliati nell’adiacente parco della Scuola Nazionale di Atletica Leggera del CONI. Nel frattempo i reperti nel piazzale delle poste, per la costruzione del parcheggio coperto, vennero trasferiti al Parco Antonio De Curtis nella periferia orientale di Giànola: di questi una piccola parte era stata già distolta e malamente disposta a lato di via Tullia e da qui oggi nel recente parcheggio adiacente il lato mare del Castello di Mola. 

Questo frammenti, più di novanta, in quanto erratici non sono stati mai considerati nel loro valore artistico e documentale e neppure in relazione ai contesti di provenienza, quando invece essi rappresentano monumenti di grande interesse e potenzialità culturale.

Di fatto i reperti ora giacciono in tre luoghi tra loro distanti della città: nel parcheggio del Castello di Mola, n. 9 pezzi in pietra calcarea; nel parco del CONI, n. 55 pezzi in pietra calcarea e marmi vari; nel Parco De Curtis, n. 28 pezzi in pietra calcarea. Alcuni gruppi di reperti sono sicuramente congruenti ed identificabili, quelli della piscina di Nerva e in maggior numero quelli dell’arco; con altra parte anche pregevole al momento di dubbia provenienza, restano promiscuamente accostati e incomprensibili nella loro specificità monumentale, oltretutto la parte conservata nel CONI non liberamente fruibile. Alcuni di questi reperti, quelli marmorei di maggior pregio sono poi stati usati come ornamenti da giardino nella Villa comunale…Dopo averli puliti con idrosabbiatrice!

Da questo excursusappare indubitabile come questi reperti archeologici anche finemente scolpiti e quindi di valore estetico siano stati malamente sopportati nell’avvicendamento delle varie Amministrazioni e trasversalmente alle specifiche ideologie politiche. Scomodi, tanto da essere allontanati oltre che dai contesti di provenienza, da quegli ambiti che avrebbero potuto costituire una occasione ideale di esposizione e fruizione turistico-culturale quali la Villa Comunale e la Piazza della Vittoria.

Vano è stato ogni tentativo di dare un compimento a questa Odissea anche tollerata dalle competenti autorità, in considerazione del danneggiamento nella movimentazione dei pesanti blocchi. 

Non è tollerabile oltre questa situazione, come pure le decisioni della Soprintendenza avulse dalla cittadinanza in merito ai recenti ritrovamenti presso l’Acquedotto Romano e in quelli del Lapidario di Villa Caposele oggi Rubino. E questo quando una città vicina come Gaeta sta esemplarmente valorizzando ogni testimonianza del passato materiale e immateriale per riconvertire e incentivare la propria economia; ancor più nell’attuale emergenza con la costatazione della debolezza e della nocività delle attività di facile profitto. 

Una proposta è rappresentata dal Progetto Arianna presentato dal locale Archeoclub che nel filo del mitico personaggio intende restituire alla Città questi monumenti reintegrati in specifici spazi espositivi in tutto la loro valenza culturale. Gli elementi riconducibili all’arco monumentale sono forse testimonianza pari se non maggiore del Cisternone romano nel rione di Castellone, opera eccellente d’ingegneria idraulica sotterranea ma priva di una immagine espressiva della civitas.

La prossima Amministrazione di Formia, qualunque essa sia, ne prenda esempio e si presti doverosamente alla tutela e ad una esigente valorizzazione di queste testimonianze, considerando insieme ad esse le risorse umane di cultura e competenza a cominciare da quelle presenti sul suo territorio.

 

IMMAGINI

 1- Un gruppo promiscuo di elementi architettonici di epoca romana nel Campo CONI.

 2 - Una base, un capitello e sul fondo un elemento di semicolonna dell’arco monumentale presso il Castello di Mola.

 3 - Elementi dell’arco monumentale nel Parco De Curtis: in primo piano due cunei dell’archivolto. 

 4 – Disegno di Pasquale Mattej eseguito nel decennio 1860 nella sua opera manoscritta “L’Ausonia…” conservata nel fondo a suo nome presso la Biblioteca Vallicelliana in Roma.  Rappresenta elementi architettonici lapidei con dedica onoraria, trovati poco sotto l’attuale via Rubino all’incrocio con l’allora via Cascio, circa l’attuale via XXIV Maggio. Sono riconducibili a quelli reperiti verso il 1970 nello stesso luogo e ascrivibili ad un arco monumentale.

5 – I medesimi reperti iscritti quando erano posizionati in piazzetta Municipio ed ora variamente collocati in zone distanti dal centro cittadino.

 
















mercoledì 3 febbraio 2021

I COLLI SI RIVESTONO DI PAMPINI E VI SI EDUCAN GLI ULIVI


“Là dove il terreno più abbondante si depositava nelle sinuosità del suolo e nelle piccole valli, ivi annua biondeggia la messe, i colli si rivestono di pampini, vi si educan gli ulivi ed ogni maniera di piante fruttifere. E aggiungi, che questa natura stessa selvaggia del sito lo rende il più favorito de’ cacciatori, che sulla pesta delle timidi lepri, o al volo insidiano le quaglie che nell’opportuna stagione ivi soffermansi a stormi, vi si traggono volentieri.”

Così Pasquale Mattej descriveva la nostra terra nel 1846.



giovedì 28 gennaio 2021

IL RESTAURO DEL CENOTAFIO DI MARCO TULLIO CICERONE

di Renato Marchese

Nel primo semestre del 1957, la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, dispose i lavori di restauro del cenotafio attribuito a Marco Tullio Cicerone, che sorge sulla via Appia al Km. 139,200 in direzione Roma. Il progetto redatto dall’architetto Vincenzo Fasolo prevedeva il rifacimento di parte della base quadrangolare con massi poligonali e del torrione, attraverso interventi mirati e precisi che ne assicurassero la durevolezza nel tempo. 

I lavori di restauro si protraggono per circa due anni ed il risultato finale si può evincere dalle due immagini che fermano lo stato di consistenza prima dell’inizio dei lavori e ad opere ultimate. Il restauro ha interessato anche l’antico muro di confine con la via Appia, realizzato in “opus reticulatum”.

Nel 1959 i lavori di restauro giungono al termine. Nel giorno dell’inaugurazione del monumento, una folta presenza di autorità, locali e nazionali, presenziano all’apertura al pubblico del mausoleo.

Nelle immagini, purtroppo non di buona qualità, si possono vedere le impalcature erette per l’esecuzione dei lavori e tre fotografie, scattate il giorno dell’inaugurazione, riconosco l’ing. Carlo Chiota, Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale, il consigliere comunale Pietro Tommasino, il sindaco dell’epoca Vincenzo Filosa ed il suo successore Vincenzo Aprea.








lunedì 25 gennaio 2021

FORMIA CITTA' DEI LIMONI

Da uno studio di agrumicoltura del 1933, effettuato nell'area sud della provincia di Roma (nel 1933 Formia era provincia di Roma), Formia é risultata la prima produttrice di limoni.
Nel tratto costiero che da sud di Terracina arriva fino alla foce del Garigliano si estendevano vasti agrumeti, concentrati in maggior parte nei dintorni di Fondi.
Fondi da sempre é stata la città che ha prodotto un maggior quantitativo di aranci, ma dallo studio del 1933 è risultato che Formia ha prodotto 5.700 q.li di limoni mentre la produzione fondata dell'agrume giallo si è fermata a 2.000 q.li, tanto da far garantire alla nostra città l'appellativo di "città dei limoni".
Formia era tutta una distesa di agrumi, dove il limone con il suo giallo intenso risplendeva in quel verde immenso.
Ancora oggi, alcuni miseri superstiti alberi si possono ammirare carichi di frutta, non ostante vivano in completo stato di abbandono.




venerdì 22 gennaio 2021

SAN GIOVANNI BATTISTA ED IL CRISTO 
IN UN DIPINTO DI RUBENS
di Renato Marchese
 
Tra i tanti dipinti di antichi maestri che hanno ritratto San Giovanni Battista infante con Gesù Bambino, quello del pittore fiammingo Peter Paul Rubens 1577-1640, (olio su tavola del 1615 - custodito nel Museo della Storia dell’Arte di Vienna), è senza dubbio uno dei più belli: il Bambino Gesù e il futuro profeta del deserto della Giudea accompagnati da due cherubini alati. Il quartetto sembra divertirsi in una sorta di gioiosa scampagnata, avendo portato con loro una quantità di frutta di varia natura. Il braccio sinistro di San Giovanni circonda la testa di un agnello che uno degli angeli cerca di sollevare, la mano destra del Cristo carezza una guancia del Battista. 

In una recente asta mi è capitato di osservare una splendida incisione che riproduce il dipinto di Rubens. L’opera calcografica è stata eseguita al bulino da un grande maestro incisore: il francese Ferdinand Joubert e reca la data del 1875. Joubert ha voluto dare un’impronta personale all’incisione aggiungendo due ortaggi accanto alla frutta ed una piccola croce di legno vicino al piede sinistro del Santo, attributo quasi sempre presente nelle immagini del Cristo Bambino e del Battista. 

Jean Ferdinand Joubert de la Ferté (1810-1884) è stato anche un valente fotografo ed inventore di nuove tecniche fotografiche. Ha inoltre inciso notevoli francobolli e marche fiscali del Regno Unito e gli Stati Confederati. E' stato anche l'incisore del “half penny giallo”, il primo francobollo dell’isola di Malta. 

Collezionando, oltre alle vedute, anche stampe dei nostri due Santi Patroni Erasmo e Giovanni Battista, non mi sono lasciato sfuggire la ghiotta occasione, riuscendo ad aggiudicarmi la bellissima incisione. 

Nell'immagine le due opere a confronto.




giovedì 21 gennaio 2021

CURIOSANDO SUL WEB 


Mi è capitato di leggere sul blog “Telefree” un articolo che non avevo mai letto. Il post,  scritto dal giornalista e amico Antonello Fronzuto, risale a circa 15 anni or sono. 







domenica 3 gennaio 2021

A TE CHE HAI L'ANIMO DELICATISSIMO...

Di Renato Marchese

 

Nel 1927, la tipografia del Senato in Roma, stampa per conto della libreria di Scienze e Lettere, un libretto di circa 70 pagine, firmato da Corrado Grossi dal titolo: "Il Golfo di Gaeta - Valle del Garigliano, spiaggia di Scauri, Formiae litus, Vendicio, Serapo".

L'esemplare in mio possesso reca una bellissima dedica, scritta da una donna da qualche mese residente in Formia, che offre il volume al suo "amato", per renderlo partecipe delle sensazioni che la nostra terra le sta offrendo:


"A te, che hai l'animo delicatissimo e che senti profondamente tutta l'arte e la poesia, offro, affinché tu possa avere più ampia visione di questo luogo e dei dintorni meravigliosi, dove da qualche mese vivo col pensiero costantemente rivolto a te, al sublime e al bello di cui è prodiga la natura. Evelina”


Formia 12.4.30 A VIII EF"